Pensate alle vostre passeggiate domenicali lungo il Corso principale della vostra città, la "vasca".
Se
ci ripensate con attenzione la sensazione che riaffiora è che eravate
disturbati dai gesti di chi vi camminava davanti e dalle chiacchiere di
chi avevate alle spalle, mentre dei discorsi di chi vi camminava
davanti non ricordate nulla, semplicemente non riuscivate a sentirli.
Il suono si propaga in avanti, e questo ce lo dimentichiamo.
Il
dislessico conta molto sulla comprensione del verbale, e cerca di stare
attento, finché non si arrende e molla tutto. Come farebbe chiunque.
Morale 1)
Quando
un insegnante o un formatore spiega stando girato verso la lavagna, si
rende conto di quanto sta penalizzando chi conta proprio sulle sue
parole ?
E si rende conto che almeno chi ci
vede bene conta molto anche sulla possibilità di lettura del labiale,
data dal posizionamento frontale dell'insegnante; questa modalità aiuta
molto soprattutto in classi dove il "rumore di fondo" e il
chiacchiericcio sono elevati.
Morale 2)

La didattica prospetta classi "orizzontali" ovvero classi fatte di file parallele alla cattedra.
Chi ha difficoltà viene portato davanti per permettergli di leggere meglio e di non distrarsi.
Tutti gli altri dietro e... fate del vostro meglio ragazzi, dai!
Forse
non si è mai provato ad essere pragmatici e ad immaginare classi
"verticali" o con disposizioni diverse, come nella foto qui sotto, dove gli alunni
senza difficoltà, quelli con i risultati migliori, con una grande
velocità di apprendimento vengano disposti su un lato della classe,
mentre quelli con DSA o, in generale i più sfavoriti, vengono disposti
su un altro lato.
I primi, una volta sentita la prima
spiegazione e capito il concetto, inizieranno ad annoiarsi per le
ripetizioni, a commentare, a disturbare, in realtà alla ricerca di
stimoli perché annoiati.
E il loro chiacchiericcio, i loro commenti, renderanno molto difficile per chi gli è seduto davanti poter seguire i docenti.
Gli
altri, tutti orientati ad ascoltare la ripetizione, se seduti altrove
probabilmente saranno più inclini a non disturbarsi a vicenda, e meno
tentati di "emulare" il compagno di banco o di rispondergli.
Nella
foto che uso come esempio, immaginate che tutti i "bravi" siano quelli
che si vedono sul fondo, a fianco al docente, e che quelli "asini" siano
tutti assieme attorno a quel tavolo in primo piano, ragazzi che si
vedono seguiti dal docente e sicuri che nessuno tra loro disturba, che
quando fanno la domanda "stupida" non è poi stupida per nessuno tra di
loro... eccetera...
E adesso pensate che, se ve lo avessi chiesto al buio, voi avreste detto che i "bravi" sono quelli in primo piano e i "difficili" quelli sullo sfondo.
Riflettiamoci insieme.
Anche questa è una proposta di didassi che può essere travisata se non
vista in un'ottica puramente pragmatica ed attuata solo a fronte di
classi che rispondano alle caratteristiche descritte sopra e quando il
docente lo ritenga attuabile, ma credo potrebbe essere un buono spunto
di riflessione per chi è didatticamente più bravo e preparato di noi.
Il tutto ovviamente senza che l'intenzione nella disposizione venga esplicitata, mai.
Fatemi sapere cosa ne pensate.
Grazie
Massimo
Formazionedislessia.it